SPALLE AL CENTRO [RDBR]

...Mamma Roma me ne sò annato..
giovedì, 04 settembre 2008

Veltroni e i gioielli dei romani....

UolterUeltroni non ci lascia più in pace. Proprio oggi percorrendo un lungo tratto del Granderaccordoanulare ho avuto modo di constatare gli effetti del "suo" Piano Regolatore.
Ci sono gru ovunque e ovunque sorgono enormi centri commerciali. In questa visione "americana" della Roma "fuori le mura" è facile riconoscere la firma di Veltroni, ma è molto difficile (se non impossibile) riconoscere la Roma di cui parla.
Oggi Uolter ha sentito una volta di più l'impulso di usare Roma per farsi pubblicità.
La sua retorica è snervante. La sua autocelebrazione è disarmante.
Ruba a Tonino Di Pietro il concetto di "partito del fare".
Quando parla di "gioielli" però mi fa sorridere: forse allude ai nostri gioielli, così pesantemente frantumati sotto i colpi delle sue forbici sempre pronte a tagliare nastri tricolori.
I miei "gioielli" sono a pezzi.
a veltroni, hairottoicoglioni!!!!!

Caro direttore,
non sono fin qui intervenuto sul tema per il naturale riserbo con cui seguo le vicende della città alla quale ho dedicato sette intensissimi anni della mia vita. Tuttavia, poiché vedo che si è aperta una discussione sul «parcheggio del Pincio», ci tengo a dire che la vera questione è la liberazione dalle auto del centro storico di Roma. Il parcheggio del Pincio non è infatti il fine ultimo della decisione che la mia Giunta e il Consiglio comunale a suo tempo presero. Il fine, l'obiettivo più ampio, è uno dei progetti culturali più importanti per il centro di Roma, per la sua bellezza, per la qualità della vita dei romani e dei turisti: è appunto quello di liberare dalle auto il Tridente (le tre strade che da piazza del Popolo divergono in direzione sud: via del Corso, via di Ripetta e via del Babuino, ndr) e tutta villa Borghese.

E d'altra parte, per far capire come questo disegno rientri in una strategia più vasta e consolidata, vorrei ricordare subito che è alle nostre decisioni e alla nostra cultura, e certo non a quella della destra dei veti e dei dinieghi pregiudiziali, che si devono le più importanti e recenti pedonalizzazioni della città: da piazza Capranica a piazza del Popolo, da piazza della Pilotta a piazza Sant'Ignazio. Restituire i gioielli di Roma all'umanità: questo è stato costantemente uno dei nostri obiettivi, e questo sarebbe il risultato al quale contribuirebbe in modo decisivo il parcheggio del Pincio. San Sebastianello con le auto, come via di Ripetta, fino all'Ara Pacis, sono degli orrori. Il «moderno» conservatorismo preferisce questo orrore a un intervento innovativo? E d'altro canto: a Place Vendôme non c'è forse un parcheggio? Nel cuore della Parigi storica non è stata collocata la piramide di Pei? Il Tridente nasce dalle grandi idee urbanistiche del Rinascimento e diventa un modello dell'idea barocca e poi neoclassica della città. È giusto che questa meraviglia sia un parcheggio di lamiere?

La verità, così a me sembra, è che la vicenda del parcheggio del Pincio è diventata il sintomo di un modo di affrontare le questioni pubbliche, nel nostro Paese, che contrappone la cultura del fare, della pazienza, della concretezza alla cultura del gridare, dei veti, della disinformazione. Se si uscisse da questo scontro «ideologico» e si privilegiasse la concretezza, sarebbe evidente a chiunque che una città dove esistono 723 autovetture private ogni mille abitanti ha bisogno non solo di drastiche cure per l'aumento della mobilità collettiva su gomma e su ferro e per il disincentivo al traffico privato, ma anche di un coraggioso programma per i parcheggi. Le autovetture inquinano non solo quando camminano, ma anche quando sono ferme. E il centro storico di Roma, uno dei luoghi più belli del mondo, soffre in modo particolare questo inquinamento. Far scomparire le auto dalle strade dovrebbe essere un obiettivo condiviso da chi professa opinioni ambientaliste. Ma ancor di più da chi ritiene di voler difendere la qualità del centro storico e il suo insediamento abitativo.

Senza abitanti, il centro di Roma rischia di diventare un gigantesco mall turistico; con gli abitanti cambia la sua qualità, non solo urbana ma anche sociale. E gli abitanti devono poter avere l'opportunità di tenere la propria autovettura in un parcheggio, esattamente come succede in tutti i centri storici d'Europa. Far scomparire macchine e parcheggi all'aperto significherebbe pedonalizzare interamente una porzione molto vasta del Tridente, da Piazza di Spagna a Piazza Augusto Imperatore a Piazza del Popolo. Questa è la realtà. E non significherebbe attrarre altre auto in centro, perché il 90 per cento dei posti macchina previsti al Pincio sono destinati ai residenti. Dov'è, quindi, lo scandalo? Dove sono i barbari? Al contrario: si tratta dell'ulteriore tassello di una politica che, negli ultimi quindici anni, ha puntato a restituire decoro e dignità artistica al centro di Roma, togliendo le macchine dalle piazze più belle del mondo, introducendo il divieto di circolazione veicolare, gestendo in modo molto rigoroso la concessione dei permessi a pagamento, aumentando l'offerta di trasporto pubblico in tutta la città e utilizzando nel centro storico la più grande flotta di autobus elettrici d'Europa.

Per fare un esempio, i chilometri percorsi da tram e autobus erano 133 milioni nel 2000 sono diventati 175 milioni. Ma, si sa, siamo nel Paese con la sindrome nimby più acuta del mondo, con una stampa che troppo spesso adora le baruffe e le urla, dove anche chi fa parte della classe dirigente non sempre parla con conoscenza dei fatti e con responsabilità. Alcuni affermano che nel sottosuolo di Roma non si possa fare nulla, per via dell'archeologia. Altri affermano che gli archeologi sono dei «signornò» antidemocratici. Non è vera né l'una cosa né l'altra. Chi pensa che Roma e il suo centro debbano restare senza parcheggi rinuncia a qualsiasi obiettivo di tutela dei beni culturali che stanno al di sopra del suolo. E infatti i veri esperti di tutela, cioè i corpi tecnici delle Sovrintendenze ai beni culturali, non sono affatto contrari ai progetti di modernizzazione infrastrutturale di Roma, e sono da anni pienamente coinvolti nelle attività di verifica, di progettazione, di correzione in corso d'opera, come sta succedendo anche per il Pincio. Certo, ci vuole pazienza, volontà e tanto, tanto lavoro. Ingredienti non utili nelle polemiche estive e nei talk show.

Ci vuole lavoro serio, piena cooperazione fra le istituzioni, rispetto reciproco. È così che abbiamo lavorato per anni al Comune di Roma. Sconfiggendo la cultura del «no», quella che si era opposta alla realizzazione dell'Auditorium, al progetto della linea C della Metropolitana, alla nuova conservazione dell'Ara Pacis. Per noi l'area del Pincio è stata, ed è, «sacra», così come tutta villa Borghese. È per questo che negli ultimi anni tutti i suoi edifici, come anche quelli di Villa Torlonia, sono stati ristrutturati e riportati alla loro antica meraviglia. Il grande compito di chi ha a cuore Roma è questo: salvaguardare la sua storia e il suo patrimonio e insieme rispondere alla sfida dell'innovazione e della modernità alla quale una grande metropoli non può sottrarsi. È qui il senso di sette anni del nostro lavoro per la città.

Insisto, e torno ancora al merito della questione: il progetto del parcheggio del Pincio è fattibile, le eventuali correzioni in corso d'opera per i ritrovamenti archeologici erano già previste fin dal capitolato di gara. Verranno liberate dalle auto via del Babuino, via di Ripetta, viale Gabriele D'Annunzio, viale Trinità dei Monti, via di San Sebastianello e tutte le traverse. Sarà, in più, un'operazione economicamente conveniente, che costa 30 milioni e può renderne il doppio, cosa che non guasta in tempo di difficoltà finanziarie per tutti i Comuni e per il Campidoglio in particolare. Voglio ricordare che i proventi sono, in base alla delibera comunale del 2006, interamente destinati alla pedonalizzazione del Tridente, alla riqualificazione del centro storico e alla manutenzione e conservazione della Terrazza del Pincio. Insomma, a me sembra che la conclusione sia una sola: la vera barbarie culturale è lasciare il Tridente così com'è, non pedonalizzato e occupato dalle auto in sosta.

Walter Veltroni
04 settembre 2008

postato da cabrones alle ore 17:04 | link | commenti (1)
categorie: i meriti di walterego

Commenti
#1    18 Settembre 2008 - 16:38
 
Dio che brividi: parla come uno dei vostri colleghi della "Rete dei Blog Romani" (o quel che ne rimane).

Ripropongo anche qui un commento che ho lasciato su un altro blog, perché va a fagiolo:

Quella del "partito del no" è demagogia pura, anche se fa sorridere che sia proprio un ex comunista come Veltroni ad usare l'espressione, visto che - chi ha qualche anno lo ricorderà - era proprio il PCI a dire sempre e solo NO a qualsiasi iniziativa (un po' come fanno i reduci comunisti ora), perché quello ritenevano fosse il ruolo dell'opposizione...

Il parcheggio del Pincio è soprattutto un errore strategico, a prescindere da quale schieramento lo abbia presentato: qualsiasi manuale o anche il più becero degli articoli di pianificazione di trasporti e mobilità dice chiaramente che un parcheggio NON PERTINENZIALE (ovvero non per i residenti ma in questo caso per chi si reca in centro) è una follia, perché attira traffico esattamente dove deve essere tolta buona parte dei flussi. Immagina a Roma che disastro visto che neanche abbiamo un trasporto pubblico degno di questo nome!!! “Arvaro, che j'annomo ar cientro?”, “Cierto Agata! Che a via der Corzo je ce stanno li sardi!”, “Namo, va! Pija er Suvve, che peffortuna che podemo anna' a parcheggia' ar Pingio!”... E quanti culi pesanti ci sono a Roma, come quelli di Agata e Alvaro, che impallidiscono solo a sentir parlare di autobus e metropolitana? DECINE DI MIGLIAIA, CENTINAIA DI MIGLIAIA!!! Li invitiamo tutti al Pincio?

Esperti del settore, inoltre, asseriscono che un parcheggio auto deve essere messo a distanza superiore della fermata di un mezzo di trasporti più vicino, proprio per incentivare l'uso del trasporto pubblico. Gli abitanti del tridente hanno la fermata della linea A a P.le Flaminio, a poche decine di metri da casa. Mettergli più vicino il parcheggio sarebbe assolutamente fuori luogo.

In sintesi, il parcheggio del Pincio cozzava palesemente contro questi due incontestabili (per prassi scientifica) presupposti.

Il tutto purtroppo nacque da una idea balzana di quel farneticante politucolo di Chicco Testa che appena insediato alla STA alcuni anni fa se ne uscì con la vaccata che tutti i Colli di Roma andavano farciti di parcheggi... Testa arrivava fresco fresco dall'Enel, dove era stato piazzato dall'allora PCI/PDS, ma non aveva alcuna conoscenza di politiche energetiche (confermata dall'ultimo suo libro, che inneggia al nucleare), ed ha ampiamente dimostrato di non capire nulla di pianificazione della mobilità.

Il mio augurio per questa Roma non più Rutelli/Veltroni è che si facciano interventi pensando almeno minimamente alle reali necessità della città e della sua popolazione.
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